Oggi, primo marzo, celebriamo l’anniversario della scomparsa di Gabriele D’Annunzio (1863-1938), un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella letteratura, nell’arte e nella storia italiana. Definirlo semplicemente poeta o scrittore sarebbe riduttivo: D’Annunzio fu molto di più. Fu giornalista, drammaturgo, romanziere, aviatore, politico, seduttore e, soprattutto, esteta totale. Fece del culto del bello una filosofia di vita e dell’arte un’esperienza vissuta fino all’estremo.

L’Artista
La sua scrittura, ricercata e raffinata, fu il riflesso di un’anima inquieta e visionaria. Esponente dell’Estetismo e del Decadentismo, con le sue opere trasformò l’eccesso in un’esperienza artistica, unendo parole e immagini in un vortice sensoriale unico. Romanzi come “Il piacere”, “Il fuoco” e “Forse che sì, forse che no” trasudano la sua ricerca spasmodica della bellezza e del sublime. Ma D’Annunzio non si limitò alla letteratura: la sua stessa vita divenne una rappresentazione teatrale, una continua esibizione di genio e sregolatezza. Il suo motto? “Memento audere semper”, ricorda di osare sempre.
Un’Anima Tempestosa e una Vita in Anticipo sui Tempi
D’Annunzio fu un uomo del futuro. Non solo perché contribuì al Futurismo con la sua visione moderna ed eroica dell’arte e della guerra, ma anche perché visse con una libertà e un’indipendenza che lo resero un anticipatore della modernità. Amò senza regole e senza freni, legando il suo nome a donne straordinarie, tra cui la divina Eleonora Duse. Il loro amore fu un incendio, un tumulto di passioni e rotture, di ispirazioni e sofferenze: fu lei infatti, con il suo talento e la sua intensità, a ispirare la raccolta poetica “Alcyone”, la più celebre delle raccolte dannunziane.
Il Vittoriale: Il Testamento di un Genio
Se la sua esistenza fu un’opera d’arte, il Vittoriale degli Italiani ne è il testamento. Situato a Gardone Riviera, sulle sponde del lago di Garda, il Vittoriale è molto più di una dimora: è un tempio della memoria, un palcoscenico che conserva le tracce del suo spirito indomito. Qui, tra cimeli, stanze decorate con maniacale attenzione al dettaglio e persino un’intera nave incastonata nella roccia (la nave Puglia, protagonista della Prima Guerra Mondiale), D’Annunzio ha lasciato l’essenza della sua vita e del suo pensiero. Ogni angolo racconta il suo amore per l’arte, l’ossessione per il simbolismo, il desiderio di immortalità.
D’Annunzio e la Musica: il Legame con Napoli
Non tutti sanno che Gabriele D’Annunzio scrisse anche una canzone napoletana entrata nella storia della musica: ‘A Vucchella (qui potete ascoltare la versione cantata da Roberto Murolo). Il testo, che celebra la bellezza e la sensualità, fu messo in musica da Francesco Paolo Tosti e divenne un classico della canzone partenopea. Un omaggio di D’Annunzio alla terra del sole e della passione, un piccolo capolavoro che unisce la sua poetica sofisticata alla dolcezza melodica della tradizione napoletana.

Un’eredità senza tempo
Oggi, a tanti decenni dalla sua scomparsa, Gabriele D’Annunzio resta una figura affascinante e controversa, amata e criticata, ma impossibile da ignorare. La sua influenza si estende ben oltre la letteratura: il suo stile, il suo coraggio, la sua visione anticipatrice continuano a ispirare artisti e intellettuali. Nel bene e nel male, è stato un punto di riferimento della sua epoca, un uomo che ha sempre osato e che ha trasformato la sua esistenza in un capolavoro irripetibile.
D’Annunzio non è solo un’ombra del passato: è un uomo del futuro, un visionario che ha lasciato un’eredità destinata a non svanire mai.