Roma Pittrice: le artiste nell’ombra che hanno plasmato la storia dell’arte

Per molti secoli la storia dell’arte ha relegato le donne in una posizione di marginalità, nascondendone il talento e attribuendo le loro opere a maestri e uomini di famiglia. La mostra Roma Pittrice. Artiste al lavoro tra XVI e XIX secolo, in corso al Museo di Roma fino al 4 maggio 2025, riporta alla luce il contributo straordinario di decine di pittrici che hanno reso Roma un crogiuolo di creatività e innovazione artistica.

L’arte al femminile: un talento negato

Pur possedendo un indiscusso talento, le donne hanno dovuto spesso dipingere usando pseudonimi maschili, oppure accettare che i loro mariti o padri firmassero i loro quadri. Questa ingiustizia storica, frutto di pregiudizi e restrizioni sociali, ha fatto sì che per secoli il contributo femminile all’arte venisse ridimensionato o addirittura ignorato. Nomi come Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi, Angelika Kauffmann e Giovanna Garzoni sono tra le poche eccezioni che hanno infranto il silenzio imposto alle donne. Tuttavia, molte altre, meno fortunate, sono rimaste nell’ombra, e solo grazie a ricerche recenti si sta ricostruendo la loro vera eredità.

Roma: un palcoscenico per artiste invisibili

Se da un lato Roma ha rappresentato un’opportunità unica per le artiste che cercavano formazione e mercato, dall’altro la città ha anche visto queste donne combattere per la legittimazione del loro lavoro. Il percorso della mostra mette in evidenza figure come Maria Felice Tibaldi e Laura Piranesi, che con coraggio e determinazione hanno cercato di affermarsi in un ambiente artistico dominato dagli uomini.

Un percorso di riscatto

La mostra Roma Pittrice racconta questa lunga battaglia attraverso 130 opere, molte delle quali provenienti dai depositi dei musei, dove sono rimaste nascoste per secoli. In un’epoca in cui le donne erano spesso escluse dall’Accademia di San Luca o dalla partecipazione ai grandi progetti pubblici, le pittrici hanno trovato rifugio in soggetti e tecniche considerati “minori”, come la natura morta e la miniatura, riuscendo comunque a distinguersi per l’eccellenza tecnica e l’originalità stilistica.

Giustiniana Guidotti, ad esempio, ha lasciato la sua unica opera nota firmandola con orgoglio, un gesto rivoluzionario per l’epoca. Allo stesso modo Plautilla Bricci, una delle poche architette del periodo, ha lasciato la sua impronta con progetti di straordinaria bellezza, come la Villa del Vascello a Roma.

La rivendicazione di un ruolo

Nonostante le difficoltà, le artiste hanno giocato un ruolo cruciale nella scena culturale, sociale e politica dell’epoca. Non erano solo pittrici, ma anche intellettuali, cantanti, attrici e salonnières, che attraverso la loro arte hanno influenzato il dibattito culturale. Figure come Emma Gaggiotti, con il suo Ritratto di famiglia, dimostrano come la loro produzione fosse non solo tecnica ma anche profondamente simbolica e personale.

Una riscoperta necessaria

Oggi, grazie a iniziative come Roma Pittrice, queste donne escono finalmente dall’ombra per riappropriarsi del posto che spetta loro nella storia dell’arte. La mostra non è solo un’esposizione ma un atto di giustizia culturale che invita il pubblico a riflettere su quanto ancora ci sia da fare per riscoprire e valorizzare il contributo femminile nella storia.

Il percorso espositivo si conclude con una mappa interattiva che guida i visitatori alla scoperta delle opere femminili esposte in spazi pubblici di Roma, un ulteriore passo per rendere finalmente visibile ciò che per troppo tempo è stato nascosto.

Oltre a restituire dignità alle artiste dimenticate, la mostra,  solleva una domanda fondamentale: quanti altri capolavori, firmati o anonimi, aspettano ancora di essere riscoperti?

Roma Pittrice - Élisabeth Vigée-Le Brun, Ritratto della figlia. Olio su tela, 1792
Élisabeth Vigée-Le Brun, Ritratto della figlia. Olio su tela, 1792
Roma Pittrice - Locandina

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